Eventuali imperfezioni sono da considerarsi pregi e non difetti

Domenica mattina. Ore 10e21. Sono giorni che ci giro attorno ma è arrivato il momento di scriverlo: oddio il primo post!

Fosse per me rigirerei le parole fra le mani all’infinito alla ricerca della forma perfetta. Ma so per esperienza che qualche volta paga sacrificare l’ambizione della perfezione sull’altare dell’efficenza e della velocità. Insomma, meglio fare qualche errore ma fare

Sarà un caso ma questo blog è dedicato proprio al fai da te (do it yourself in inglese, da cui DIY) e a quelle imperfezioni – buone, innocenti – che distinguono un oggetto artigianale da uno industriale, scaturito dall’unicità di un gesto ogni volta diverso e non dalla metallica precisione di un braccio meccanico.

Non sono una luddista, non sono una amish, non sono una shabby style addicted. Sia chiaro.
Non ho alcuna nostalgia per un tempo pre-industriale fondato su agricoltura ed autoconsumo e ho una passione per il disegno industriale.
Però mi piacciono anche le imperfezioni dei tessuti naturali e le rugosità del legno autenticamente invecchiato, mi appaga possedere un oggetto lavorato da mani sapienti e mi attrae l’idea di prodursi alcune cose da sé, per quanto imperfette possano venire fuori.

Visto che parte del mio tempo libero lo passo su Internet a cercare cose che mi piacciono e l’altra metà a tentare di riprodurle in qualche modo, allora ho deciso di prendermi uno spazio in cui fare entrambe: questo blog. Un quaderno su cui appuntare suggestioni, idee, progressi, desideri.

Tutto rigorosamente ed autenticamente imperfetto.

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